Completo il cliclo di articoli riguardanti la software selections, proponendo un estratto della ricerca di cui sono autore con un benchmark tra i software di statistica (Web e log analyser, i prodotti che consentono analisi e statistiche sulla navigazione in internet).
Non è stato facile orientarsi. Per un’azienda che intende dotarsi di questi strumenti può arrivare a spendere fino a 3/4 mila €uro all’anno (specie nel caso di gestione di più siti con applicativo server). Esistono soluzioni open source.
La mia personale gradatoria, su una base di 73 applicativi di Web e log analyser, come motiverò più avanti, è la seguente:
Criteri di ranking utilizzati nell’analisi/benchmark
I criteri tenuti in considerazione, hanno riguardato il rispetto e/o la presenza dei seguenti requisiti ricercati nell’analisi/benchmark effettuata:
1) Open Source
2) Possibilità ottenimento/disponibilità del codice sorgente
3) Mantenimento dati storici
4) Funzioni MKT avanzate:
a. Monitoraggio conversioni
b. Gestione obiettivi/ROI
5) Gestione multi utente:
a. Monitoraggio di più siti
b. Monitoraggio di più clienti
c. Gestione admin centralizzata
6) Piattaforma
7) DataBase
8) Business Intelligence
9) Benchmarking altri siti/categorie
10) Grafica-View
Il primo è risultato ConversionLab della TrackSet.
Nonostante non sia un applicativo di web analyser Open Source, il primo è risultato essere ConversionLab, per la completezza dei requisiti rispettati e per le funzionalità di analisi e di business intelligence presenti nell’applicativo.
ConversionLab ottimizza il ROI massimizzando le conversioni delle campagne pubblicitarie. Analizza il rendimento di ogni campagna promozionale. Studia l’efficacia della comunicazione in rapporto alle performance di conversione Individua i punti di forza e di debolezza delle pagine web. Studia i percorsi di visita in rapporto alle provenienze ConversionLab risulta essere un solo strumento di Web Analytics per rispondere in modo chiaro e preciso a tutte le esigenze di comunicazione e Marketing: valutare la redditività di ogni attività online per ottimizzare il web media-mix in funzione del ROI, capire i comportamenti dell’utenza per migliorare la propria comunicazione online, monitorare il raggiungimento dei propri obiettivi di marketing.
Per la società alal quale avevo fatto questa analisi, avevo consigliato una partnership commerciale e/o di sviluppo funzionalità. Trackset, tra l’altro, propone un programma specifico per i professionisti della comunicazione e dell’advertising online, le new media agency, le agenzie SEO/SEM. Il team di Trackset lavorerà a fianco dei partner, definendo la configurazione e i tool più adatti al perseguimento degli obiettivi strategici.
Google Analytics, per esempio, è risultato solo diciottesimo. Google Analytics fornisce tutte le informazioni necessarie sulle modalità con cui i visitatori hanno raggiunto il tuo sito e su come interagiscono con esso. Grazie a Google Analytics, si possono inserire gli obiettivi di conversione delle campagne e sulle iniziative che consentono un buon rendimento dell’investimento e migliorare il tuo sito allo scopo di ottenere un numero maggiore di conversioni.
La web analytics disponibile in Open Source
Riporto anche i risultati riguardante gli applicativi che svolgono funzioni di web analytics open source (freeware e/o GPL)
Per approfondimento e per avere l’analisi completa "Web_Analysis_Strumenti a confronto" (in pdf), potete richiederla con un e-mail al mio indirizzo: Richiesta documento.
Leonardo Milan
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L’etica professionale e le morali personali
15 Maggio 2009 in Commenti Personali, Project Management | Tags: Etica professionale, clima organizzativo | Comments closed
Dov’eravamo rimasti?
In quest’ultimo periodo ho trascurato il mio blog. La trasparenza che richiede un blog personale confligge con esigenze e condizionamenti professionali.
Il dilemma è tra la trasparenza e la sincerità che mi spinge spontaneamente a scrivere su queste pagine e il fatto che questo blog, in definitiva, non è un mio blog personale ma un blog professionale.
Un blog professionale si presta quindi anche a essere letto dai meno amici, dai lettori non interessati agli argomenti da me trattati ma a controllare i miei passi, magari per carpire idee e/o intenzioni con scopi non sempre moralmente condivisibili… almeno da me.
Devo darmi un’etica professionale anche per questo blog? Probabilmente sì: ritengo sia corretto che io continui a scrivere per chi è interessato ai contenuti, alle materie, agli argomenti che a volte sfioro e a volte approfondisco con cura per i lettori/utenti del blog. Per i controllori non so che cosa scrivere non è il mio target di riferimento, non sono i miei interlocutori.
Nei miei studi giovanili (esame di statistica), avevo approfondito la differenza tra atteggiamento (facilmente misurabile, di tipo dichiarativo) e il comportamento (misurabile solo dall’osservazione diretta, difficilmente misurabile a livello statistico se non con interviste e/o questionari interpretativi, con domande incrociate e di verifica).
Potremmo dire che la morale sta all’atteggiamento ed all’intenzione, alla colpa (dovrei fare così, ho i sensi di colpa se non lo faccio …) e l’etica sta al comportamento ed alla responsabilità (ai rimedi, quindi e non alle colpe).
La morale delle intenzioni: mi hanno detto di fare così
La morale e le morali, ci vengono dall’educazione, dal costume, dalla tradizione (fino al galateo …), che ci indicano gli atteggiamenti da tenere nei contesti in cui le morali intervengono come dominanti. Rispettare queste morali ci fa star bene nel senso che non ci fa sentire in colpa, in trasgressione, ma omologati al gruppo/morale.
L’aveva ben capito lo psicologo tedesco Bert Hellinger, il quale nel suo sistema terapeutico inserisce ogni individuo all’interno della propria Costellazione Famigliare: quando si è accettati (insider) ci si sente avvolti dal sentimento dell’innocenza; quando si è fuori dalla costellazione (outsider) ci si sente puniti con il sentimento della colpa.
L’etica della responsabilità: un punto di vista in movimento
L’etica ricerca il giusto, il che cosa fare, “la cosa giusta”, basandosi sui propri principi, valori, esperienza. Ciò che può non essere giusto in un determinato contesto/costume/morale, può essere giusto o accettato in un altro contesto … ciò che può non essere considerato giusto ora può esserelo invece in futuro … e così via. E’ il destino degli outsider, degli anticipatori.
Ecco, credo che l’etica professionale sia molto di più di un semplice codice deontologico (il codice è indotto, è prescritto, è fatto da altri, dall’ordine professionale, ecc.), ma sia un comportamento, una costante ricerca e mediazione tra le opposte morali che confliggono sempre nella nostra vita quotidiana.
Se un tuo collega è anche tuo amico, che cosa prevale in caso di dissenso professionale? Qual’è la cosa giusta da fare nella propria attività professionale nel caso ci sia la perdita della fiducia nella persona/amico? E nel caso in cui l’amicizia sia usata per condizionare le scelte o i favori nell’ambito lavorativo? Si può interrompere l’amicizia e continuare a collaborare con il collega? Si può parlare di amicizia nel lavoro o ci sono solo amicizie professionali, condizionate quindi più dagli interessi che dai principi di lealtà?
Quale la mediazione tra principi etici e interessi in un’ottica di etica aziendale? Siamo sicuri che la vision di un’impresa/azienda, possa essere in contrasto con la dimensione etica dell’impresa? Quanto di questa dimensione etica determina la sua cultura organizzativa (intesa come l’insieme dei valori, delle norme, degli artefatti e degli assunti taciti che caratterizzano un’organizzazione) e la realtà del clima aziendale percepito?
Non solo la morale dell’amicizia ma anche la morale del genitore confligge spesso con le esigenze professionali, dell’azienda, delle attività da finire per un cliente… ecc. definirei, quindi l’etica professionale con un insieme di regole comportamentali “a tendere”, che ci spingono ad assumerci delle responsabilità (intesa come assunzione del rispondere dei propri comportamenti e scelte, senza demandare ad altri…), a fare alcune cose ed altre no, mediando continuamente con le intenzioni che ci vengono dalle regole morali, nel rispetto dei limiti dell’umanità che c’è in noi e dell’altro che è come noi, innanzitutto.
Non ci sono ricette e nemmeno scorciatoie. Solo così possiamo tentare di dare corpo e fiato all’etica della responsabilità anche in una situazione di costante compromesso com’è l’ambiente lavorativo, creando le basi per una nostra e solo “nostra” etica professionale.
Si può sbagliare ed essere corretti, si può osteggiare sincerità e correttezza e poi invece (più o meno di nascosto) manipolare persone e situazioni… Anche queste esperienze ho vissuto (chi no?) e vi assicuro che ci sono tante morali che girano tra professionisti, colleghi, aziende e poche etiche professionali: scarse consapevolezze dei propri limiti e dei limiti che impongono le morali… un vortice abitudini e di coazioni a ripetere, dominate dalla paura e che ci allontanano dal coraggio della responsabilità.
Per questo blog il mio comportamento sarà, quindi, quello di proseguire, come ho sempre fatto, nell’approfondimento di “Scrivo su quello che m’incuriosisce … e che vorrei leggere”, seguendo l’ombra della mia etica professionale… in movimento.
Leonardo Milan
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